Il cielo stellato sopra di me.
Ho pubblicato questo post, qualche giorno fa, sul sito dedicato ad Umberto Pastore. Lo pubblico anche sul mio blog.
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Da un mese volevo scrivere questo post, dal 15 maggio, anniversario dell’incidente, incredibile, che risultò fatale per l’indimenticabile amico Umberto. Ho preferito aspettare la fine della campagna elettorale, per motivi facilmente intuibili.
Due cose riempiono l’animo di ammirazione e venerazione sempre nuova e crescente, quanto più spesso e più a lungo la riflessione si occupa di esse: il cielo stellato sopra di me, e la legge morale in me.
Immanuel Kant, Critica della Ragion Pratica, 1788
19 ottobre 2008. Umberto ci aveva lasciato da poche ore. Marilisa si avvicinò e mi chiese: “Giuseppe quale frase potrebbe rappresentare bene la vita di Umberto?”. Per un momento, rimasi stordito dalla domanda. In quel luogo, in quel posto, in quel momento, quella domanda mi spiazzò completamente. “Fammi pensare un attimo”, risposi. Già solo dopo qualche secondo, iniziarono ad emergere dalla memoria le parole di Kant.
Trascorsero pochi minuti. Ci pensai bene. Si, “Il cielo stellato sopra di me e la legge morale dentro di me” erano le parole adatte. Le migliori che avessi potuto trovare. Ma non avevo dovuto fare alcuno sforzo: quelle parole erano affiorate alla mia memoria da sole, quasi per magia.
Eravamo a Sant’Angelo dei Lombardi (AV), all’ospedale, nel peggiore dei reparti. Quello da cui non si torna più.
Per qualche istante, dimenticai dove mi trovavo. La memoria corse velocissima all’estate 1995, ad un falò sulla spiaggia in costiera amalfitana. La spiaggia era piena di ragazzi e ragazze. Era illuminata a giorno dai falò. Si respirava un clima di festa e di spensieratezza assoluta. Le chitarre echeggiavano, insieme a cori di ragazze e a cantanti improvvisati. Si arrostivano salsicce, si cantava, si ballava, si mangiava, si beveva, in un crescendo contagioso di allegria.
Umberto, steso su un’asciugamano a contemplare un bellissimo cielo stellato, ad un certo punto mi chiese: “Giusè, te lo ricordi Kant?”. Certo che lo ricordavo. Delle magistrali lezioni del professore Giovanni Sasso al liceo, molto era rimasto. “Si, si, ricordo bene”, risposi.
E lui, senza esitazioni, Leggi tutto »