Sabato mattina, al mare.
Un bambino sui dieci anni mangia con voracità il contenuto di una busta di patatine. La finisce in pochi minuti.
Controlla che non sia rimasto nemmeno un grammo delle patatine, tenendo la busta dalla parte inferiore e rovesciandone il contenuto direttamente in bocca.
La madre, a pochi metri di distanza, lo guarda con amore.
Il bambino va verso di lei ma, prima di raggiungerla, decide di disfarsi della sua busta. E allora cosa si inventa? Scava una mini buca nella sabbia, ci inserisce la busta e poi copre tutto con altra sabbia. Con una naturalezza disarmante, lascia lì i suoi infantili rifiuti.
La madre, che ha guardato con amore tutta la scena, non ha la minima reazione.
Non un rimprovero, un accenno, un bisbiglio, niente di niente. “Mamma vado a farmi il bagno”, “Si ma non rimanere troppo in acqua” sono le uniche parole che si scambiano i due. Entrambi imperturbabili.
Non riesco a trattenere una smorfia di disappunto. La madre coglie al volo la mia smorfia e mi guarda con l’aria di chi pensa “Che cazzo c’ha da guardare quello là?”.
La busta è rimasta lì. E un piccolo incivile cresce.