Giuseppe Giaquinto

Il blog (quasi) personale volutamente senza effetti speciali

Mese: settembre, 2009

Piccola rivoluzione.

Da ieri alle 11, per registrare un nome a dominio (del tipo: giaquinto.it oppure repubblica.it) non è più necessario l’invio del fax al NIC (ora registro.it). I dettagli tecnici sono qui.

L’invio è stato obbligatorio, sempre.

Addio alle imprecazioni, ai fax “illegibili”, alle attese di giorni per vedere un dominio registrato, quando un dominio .com o .net viene registrato in qualche ora. Addio alle telefonate per dire: “Invia di nuovo il fax, è risultato illegibile”.

Addio ad una pratica indegna di Internet e di un paese civile.

Ci sono voluti più di una decina di anni, ma alla fine ci siamo riusciti e stavolta mi viene da dire in maniera convinta: “meglio tardi che mai”.

Tentazione: dire addio a Facebook?

Ci penso da diverso tempo. Ci penso di tanto in tanto.
Ma ogni volta, la tentazione diventa sempre più forte.

Uscire da Facebook. Cancellare il mio account.

Ci ero già andato vicino qualche mese fa, poi ero ritornato sui miei passi.

Cosa non faccio (facevo) su Facebook.
Non uso quasi mai la chat.
Non pubblico foto personali.
Se mi “taggano”, immediatamente  tolgo  il tag, tranne in qualche rara occasione.
Non pubblico molte informazioni “personali”, su questo mio blog c’è molto più materiale su di me di quanto non ne abbia pubblicato su Facebook.
Mi incazzo molto se qualcuno infila dettagli del mio privato in qualche discussione. A maggior ragione, cerco di non farlo io.

Non mi iscrivo ai gruppi. D’altronde, un buon 80% dei gruppi è rappresentato da cacate micidiali. Leggi tutto »

Già sento la mancanza…

Roseto 2009

Sono trascorse solo tre settimane, ma sento già la mancanza di sole – mare – relax – cibo – svago (vedere per credere)….

Guerra e ipocrisia.

Guerra e ipocrisia.
6 soldati italiani morti in un attentato a Kabul. Di nuovo, sangue italiano viene sparso nel mondo.
Al di fuori di ogni retorica, è un brutto giorno. Di dolore per 6 famiglie e sei comunità e per una nazione intera. A quei sei uomini, quasi tutti miei coetanei, sono grato. La loro morte mi rattrista moltissimo.
Ma questo dolore genera in me una rabbia, forte, la rabbia per le troppe ipocrisie che circolano e che andrebbero combattute una ad una, con decisione.
“In Afghanistan è una missione di pace”.
Mi sono sempre chiesto come mai le missioni di pace si fanno con carri armati e blindati, strumenti tipici di guerra. Diceva Colin Powell, che di certo non è una colomba,
“gli eserciti non sono fatti per accompagnare i bambini a scuola e aiutare le vecchiette ad attraversare la strada. Gli eserciti sono fatti per uccidere nemici e per distruggere cose”. (Vedi l’articolo di V. Zucconi)
“In Afghanistan siamo per snidare i terroristi”.
Decidiamoci. Siamo lì a caccia di Bin Laden? Chi? Gli Italiani? Gli Europei? O solo gli Americani? E perchè dopo aver invaso l’Afghanistan, Bush decise di inviare un numero enormemente superiore di soldati in Iraq, fregandosene (relativamente) dell’Afghanistan? E con i mezzi che il mondo occidentale ha a disposizione, possibile che in otto anni di Bin Laden non si sia vista nemmeno la coda?
“In Afghanistan siamo per esportare la democrazia”.
Balla. Si esportano merci, non un sistema politico. Neanche il paragone con l’Italia liberata del 1943/45 tiene. Noi venivamo da anni di storia ed eravamo storicamente pronti alla democrazia. In Afghanistan (come in Iraq) non sanno nemmeno cosa sia la democrazia e chissà se la vogliono veramente. Comunque, la mia idea ferma è che la democrazia non sia un automobile da commercializzare su un mercato estero.
“Se ce ne andiamo, il paese sprofonda nel caos e le donne avranno vita durissima”.
Vero. In realtà, l’avevano anche prima, non è che sia cambiato granchè. Ma, di nuovo, mettiamoci d’accordo: siamo andati per snidare i terroristi, per una missione di pace, per esportare la democrazia o per garantire la qualità della vita alle persone? Se la risposta vera fosse l’ultima, ossia per garantire la qualità della vita alle donne e alle persone tutte, ci alzeremmo tutti in piedi ad applaudire il nobilissimo intento. Infatti, il problema della condizione di vita delle persone (e della donna in particolare) in Afghanistan è vero e drammatico.
Ma questa è un’altra palla costruita ad arte. Se fosse davvero così (e non lo è), dovremmo inviare soldati in almeno altri 20 paesi del mondo dove c’è guerra ed in un’altra cinquantina dove i diritti umani vengono calpestati.
“Conquistare il cuore degli afgani per fare terra bruciata di ogni complicità e omertà verso i terroristi”.
Lo ha detto il ministro degli esteri Franco Frattini. Cito di nuovo Zucconi: E’ esattamente quello che 500 mila soldati americani cercarono di fare per quasi 15 anni, lasciando sul campo, insieme con l’onore dell’America, quasi 60 mila americani e milioni di vietnamiti uccisi.
“Siamo lì per ricostruire”.
Questa è una palla oscena inventata dagli americani. “Ricostruire” cosa? Perchè Ri – costruire? Per costruire, ma sul serio, non mi risulta che ci sia bisogno dell’esercito per le strade, i ponti, le ferrovie, le scuole, gli ospedali. C’è bisogno di operai, ingegneri, tecnici, materiali, logistica. Non carri armati e bombe. Quelli servono per distruggere. Non per costruire né per ricostruire.
“La politica deve essere capace di trovare una soluzione”.
Nell’ultimo decennio, la politica internazionale e la politica estera degli USA sono state capaci di trovare un unica soluzione ai problemi: guerra. Preventiva, di difesa, di attacco, da esportazione, guerra per portare la pace. Chiamatela come volete, ma sempre guerra è.

6 soldati italiani morti in un attentato a Kabul. Di nuovo, sangue italiano viene sparso nel mondo.

Al di fuori di ogni retorica, è un brutto giorno. Di dolore per 6 famiglie e sei comunità e per una nazione intera. Sei militari italiani, sei uomini, sei miei coetanei, sono caduti. La loro morte mi rattrista moltissimo.

Ma questo dolore genera una rabbia, forte. Rabbia per le troppe ipocrisie che circolano e che vanno combattute una ad una, con decisione.


Ipocrisia 1: “In Afghanistan è una missione di pace”.

Mi sono sempre chiesto come mai le missioni di pace si fanno con carri armati e blindati, strumenti tipici di guerra. Diceva Colin Powell, che di certo non è una colomba,

“gli eserciti non sono fatti per accompagnare i bambini a scuola e aiutare le vecchiette ad attraversare la strada. Gli eserciti sono fatti per uccidere nemici e per distruggere cose”.


Ipocrisia 2: “In Afghanistan siamo per snidare i terroristi”.

Decidiamoci.
Siamo lì a caccia di Bin Laden, si o no? Chi? Noi Italiani? Gli Europei? O solo gli Americani?
E perchè dopo aver invaso l’Afghanistan, Bush decise di inviare un numero enormemente superiore di soldati in Iraq, fregandosene (relativamente) dell’Afghanistan?

Ed è mai possibile che in otto anni di Bin Laden non si sia vista nemmeno l’ombra?


Ipocrisia 3: “In Afghanistan siamo per esportare la democrazia”.

Balla.
Si esportano merci, non un sistema politico.  In Afghanistan (come in Iraq) non sanno nemmeno cosa sia la democrazia e chissà se la vogliono veramente.  La democrazia non è una merce, non la si esporta. Eppure continuiamo a cullarci in questa menzogna.


Ipocrisia 4: “Se ce ne andiamo, il paese sprofonda nel caos e le donne avranno vita durissima”.

Vero.
In realtà, la vita era durissima anche prima, non è che sia cambiato granchè.

Ma, di nuovo, mettiamoci d’accordo. Siamo andati per snidare i terroristi, per una missione di pace, per esportare la democrazia o per garantire la qualità della vita alle persone?

Se la risposta vera fosse l’ultima, cioè per garantire la qualità della vita alle donne e alle persone tutte, allora dovremmo alzarci tutti in piedi ad applaudire il nobilissimo intento.
Infatti, il problema della condizione di vita delle persone (e della donna in particolare) in Afghanistan è reale e drammatico.

Ma questa è un’altra palla costruita ad arte. Se fosse davvero così, e non è così, dovremmo inviare soldati in almeno altri 20 paesi del mondo dove c’è guerra ed in un’altra cinquantina dove i diritti umani vengono calpestati.

Mappa dei conflitti nel mondo

Mappa dei conflitti nel mondo


Ipocrisia 5: “Conquistare il cuore degli afgani per fare terra bruciata di ogni complicità e omertà verso i terroristi”
.

Lo ha detto il ministro degli esteri Franco Frattini. Cito Zucconi:

E’ esattamente quello che 500 mila soldati americani cercarono di fare per quasi 15 anni, lasciando sul campo, insieme con l’onore dell’America, quasi 60 mila americani e milioni di vietnamiti uccisi.


Ipocrisia 6: “Siamo lì per ricostruire”.

Questa è una “palla” mostruosa.
“Ricostruire” cosa? Ricostruire dove? Perchè “
Ri-costruire?

Non mi risulta che ci sia bisogno dell’esercito per costruire le strade, i ponti, le ferrovie, le scuole, gli ospedali.

C’è bisogno semmai di operai, ingegneri, tecnici, materiali, logistica.
Non c’è bisogno di carri armati e bombe. Quelli servono per distruggere. Non per costruire. Né per ricostruire.


Ipocrisia 7: “La politica deve essere capace di trovare una soluzione”.

Carri armati e soldati in azione

Nell’ultimo decennio, la politica internazionale, che spessissimo ha coinciso con la politica estera degli USA, è stata capace di trovare un’unica soluzione ai problemi: la guerra.

Guerra preventiva, guerra di difesa, guerra di attacco, guerra ai terroristi, guerra all’asse del male, guerra da esportazione, guerra per portare la pace.

Chiamatela come volete, ma sempre guerra è.

Lotta alla criminalità?

Fondi è in provincia di Latina. Ha una storia che avrebbe dovuto salire agli onori della cronaca nazionale, in quest’ultimo anno.
Dubito però che qualcuno che legge il mio blog ne abbia sentito parlare.
La storia è semplice e tremenda allo stesso tempo.
A Fondi c’è il MOF, mercato Orto Frutticolo, più grande d’Europa.
A Fondi c’è stata una sequela di arresti a ripetizione, nel mondo imprenditoriale, politico ed amministrativo della città.
Il prefetto di Latina, Frattasi, ha inviato la richiesta al ministro dell’Interno per lo scioglimento del Comune (500 pagine di ossier), documentando la connivenza fra camorra, mafia, ‘ndrangheta e persone del luogo (vedi).
Il ministro Maroni, dal canto suo, ha dato parere favorevole allo scioglimento, in passato. Lo scioglimento deve (dovrebbe) avere l’approvazione del Consiglio dei Ministri.
Malgrado gli arresti, malgrado la documentazione (500 pagine, ripeto) del prefetto Frattasi, malgrado le prove di malversazioni, malgrado le bombe intimidatorie (si, anche quelle, come a Bagdad), malgrado il parere favorevole del ministro dell’Interno, la decisione di sciogliere il consiglio comunale non è mai arrivata.
Mi chiedo: perchè?
Mi chiedo ancora: quante chiacchiere dobbiamo an

Fondi, in provincia di Latina. Ha una storia che avrebbe dovuto balzare agli onori della cronaca nazionale, in quest’ultimo anno. Una storia semplice e tremenda allo stesso tempo.

Fondi c’è stata una sequela di arresti a ripetizione, nel mondo imprenditoriale, politico ed amministrativo della città.

Il prefetto di Latina, Frattasi, ha inviato la richiesta al ministro dell’Interno per lo scioglimento del Comune (500 pagine di dossier), documentando la connivenza fra camorra, mafia, ‘ndrangheta e persone del luogo (vedi).

Il ministro Maroni, dal canto suo, ha dato parere favorevole (nel 2008) allo scioglimento.
Lo scioglimento deve (dovrebbe) avere l’approvazione del Consiglio dei Ministri.

La cronologia degli eventi, che ho tratto da questo sito, è (sinteticamente) la seguente:

FEBBRAIO 2008
Il prefetto di Latina Bruno Frattasi invia una commissione d’accesso al Comune di Fondi per verificarne probabili infiltrazioni mafiose.

SETTEMBRE 2008
La commissione termina il proprio lavoro. E consegna al ministro Leggi tutto »

Perfettamente d’accordo!

Povera Italia, con un sistema informativo come questo.
Silvio Berlusconi, 4 settembre 2009

Egregio Presidente del Consiglio, per una volta e mai come stavolta sono perfettamente d’accordo.
Certo ci sarebbe una piccolissima questione da dirimere, ossia di chi è la colpa di tutto ciò, ma questi sono dettagli irrilevanti…

Giaquinto “mobile”.

Giusto un’informazione “di servizio”, per coloro che accedono al mio blog utilizzando il cellulare o dispositivi mobili.
Da oggi, chi si collega con cellulare o palmare vedrà una versione del blog leggerissima ed ottimizzata per i piccoli schermi.

Chi utilizza il PC, ovviamente, non noterà alcuna differenza.

La cosa è possibile grazie a WordPress mobile edition.

Arrivederci mare.

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Arrivederci mare. Magari ci andrò qualche altra volta, ma credo che si può dire tranquillamente “arrivederci” all’anno prossimo.

La foto è stata scattata a Roseto Capo Spulico, CS, mare Jonio (vai al set di foto).