Giuseppe Giaquinto

Il blog (quasi) personale volutamente senza effetti speciali

Mese: maggio, 2010

Il laureato.

No, non parlo di Dustin Hoffman e della sua celeberrima interpretazione nel film “Il laureato”.
Stavolta prendo spunto da alcune letture recent e da commenti letti in rete per esprimere un mio giudizio personale sul laureato(a) in Scienze della Comunicazione e sul corso di Laurea.
Nello specifico, il mio giudizio si riferisce al corso di laurea presso l’università di Salerno e risente del fatto che io abbia conseguito la laurea nel lontano 1998, dodici anni fa.

Io fui il primo iscritto dell’anno accademico 1992/1993. Quell’anno, il corso di laurea veniva introdotto per la prima volta in diversi atenei italiani, mentre per Salerno era già il secondo anno.
Fu un anno tremendo: la prima lezione, Sociolinguistica, dovette essere rinviata di una settimana. L’aula che ci era stata destinata poteva contenere circa 150 persone, quando invece gli iscritti di quell’anno erano più di mille.
Dall’anno successivo, sarebbe stato istituito il numero chiuso: particolare che i docenti tenevano bene in considerazione quando uno come me, che non aveva effettuato alcun test di ammissione, si presentava agli esami.

Tanta teoria, ricordo. Anche troppa. Pratica, quasi zero. Leggi tutto »

CARE banche…

Nelle scorse settimane ho scoperto una cosa molto interessante.

Supponiamo di avere un conto corrente bancario e di avere un saldo attivo di Euro 10.000. Ti danno un assegno di 11.000 Euro intestato a te. Ovviamente, lo vai a versare, non te lo tieni mica in tasca, no?

Supponiamo di versarlo oggi, 19 maggio 2010. La valuta applicata dalla banca, ossia quando potrai disporre effettivamente dei soldi di questo assegno, è 22 maggio 2010. Quindi, oggi 19 maggio hai i tuoi 10.000 Euro; il 22 maggio disporrai di 21.000 Euro.

Supponiamo, però, che l’assegno risulti scoperto. Chi te l’ha dato non disponeva di 11.000 Euro sul suo conto. Ometto di scrivere ciò che succede successivamente, da un punto di vista tecnico bancario, all’assegno ed al tuo conto, non voglio annoiare nessuno.

Dicevo, l’assegno è scoperto, il tuo debitore va a coprirlo e – dopo dieci giorni – finalmente hai i soldi sul tuo conto.

Ma cosa è successo nel frattempo? È successo che il tuo conto abbia avuto saldo negativo per tre giorni e che la banca ti abbia addebitato le commissioni per questo sconfinamento (in genere, mai meno di 60 Euro).

Ricapitolando: hai 10.000 Euro tuoi sul tuo conto, versi un assegno (scoperto) di 11.000 Euro e per tre giorni vai sotto a -1.000 Euro…. Incredibile.

Morale della favola: se versi un assegno, assicurati di avere sul conto un importo superiore a quello dell’assegno, altrimenti incappi in storie come questa.
Se l’assegno che versi è di 11.000 Euro, assicurati di averne almeno 11.500 sul conto.

Altrimenti, il tuo conto va in rosso, se l’assegno dovesse risultare scoperto.
Ma le banche non dovevano aiutare l’economia?

Old Trafford, il calcio è servito.

Domenica scorsa ho avuto occasione di vedere la partita a Manchester, in uno dei templi inglesi del calcio, l’Old Trafford.
È banale dirlo, ma va detto: gli Inglesi sono avanti anni luce rispetto a noi.
Sono arrivato allo stadio in taxi, ho mangiato un panino al volo prima di entrare. Per entrare, ho impiegato pochi secondi: nessuna fila, nessun controllo, nessuna perquisizione, nessun poliziotto in assetto da guerriglia urbana. Giusto il tempo di inserire il biglietto nella macchina elettronica e, voilà, entrato. Per sistemarmi nel mio posto numerato (e a sedere).

Ero a circa cinque metri dalla linea del fallo laterale. Vedevo i calciatori in faccia. Splendido, e splendida cornice di pubblico.
Famiglie, bambini, persone non più giovanissime. In Italia, il solo pensare di portare un bambino allo stadio fa venire l’urticaria.

Terminata la partita (per la cronaca, il Manchester United ha vinto 4-0 contro lo Stoke City), lo stadio si è svuotato in dieci minuti.
Fuori dallo stadio, poliziotti a cavallo e a piedi. Discreti, ma presenti. Visti all’opera: davanti ai miei occhi ho visto passare due inglesi palesemente ubriachi (e molesti), arrestati e ammanettati dalla polizia senza troppi fronzoli e – importante – senza usare manganellate.

Un pomeriggio di sano calcio. Aver visto da vicino una partita di Premier League mi ha fatto capire le differenze, abissali, di intendere il calcio fra Italia e Inghilterra. Loro hanno fatto passi da giganti, dopo le nefandezze degli anni ’80, noi abbiamo fatto passi da giganti, dagli anni ’80, ma in negativo.

Tutti scomparsi!

Se penso all’anno scorso, alla elettricità che si viveva nel mio comprensorio, dove c’erano liste di giovani pronti a farsi avanti e mettere il nome e la faccia per compiere un percorso politico comunale, ora invece sono tutti scomparsi….

L’avevo annunciato, nei giorni scorsi: avrei scritto qualcosa in merito.
Leggendo queste parole scritte da Maria, mi sono sentito tirato in causa.
Credo di appartenere di buon diritto, a quel gruppo di giovani ora scomparsi…
Gli “scomparsi” sono quei candidati che hanno meno di quarant’anni e che sono stati trombati alle scorse elezioni comunali. Fra quei trombati, ci sono anch’io.

Non so che fine abbiano fatto gli altri. O come si possano sentire. Io parlo e scrivo per me. La frase di Maria è vera. Solo che bisogna capire perchè si scompare.

Si scompare perchè c’è una vita personale e professionale che impegna gran parte della giornata.

Si scompare perchè subentra lo scoraggiamento personale. Lo scoraggiamento che ti fa pensare che non vale la pena impegnarsi per la comunità che non ti ha preferito.
Beninteso, io ringrazio sempre e con il cuore in mano le 98 persone che mi hanno votato e verso le quali sento la responsabilità di non tirare i remi in barca.
Ma è difficile. Montoro Superiore ed il suo elettorato seguono logiche che, giuste o sbagliate che siano, sono difficili da digerire e da comprendere.

Si scompare perchè viene il dubbio di aver sbagliato tutto e di non aver capito il meccanismo politico, per cui viene facile da pensare “E’ meglio continuare a fare ciò che so fare”.

Qualche settimana dopo le elezioni, una persona abbastanza in vista nel montorese mi disse “Peppì, tu sei nato per scrivere, non per fare il politico”.
Non so se sia vero che sia nato per scrivere. Probabilmente no.
Ma sicuramente non sono nato per fare il politico, questo è poco ma sicuro. Sicuramente non sono nato per fare il politico di professione, o il politico dalla falsa promessa o della doppia faccia o, peggio, che ti sorride quando ti è di fronte ed è altrettanto pronto a pugnalarti quando è alle spalle.

Nessun riferimento personale, sia chiaro. Ma questo è il meccanismo: non c’è spazio per il libro “Cuore”, come sono solito dire ai miei amici. Non c’è spazio per il buonismo.

E allora, in questo scenario, chi ci ha messo – inutilmente – la faccia, il nome, l’impegno, il tempo e anche qualche soldo, inesorabilmente scompare, perchè viene meno la voglia, il tempo e la passione.

Potrà sembrare ingiusto, potrà sembrare illogico, potrà sembrare brutto, ma la realtà delle cose è questa, piaccia o non piaccia.