Giuseppe Giaquinto

Il blog (quasi) personale volutamente senza effetti speciali

Categoria: Ci rido su…

Centri commerciali.

“Andiamo a farci un giro al centro commerciale?”. La domanda è innocua, all’apparenza. “Giusto per farci un giretto per i negozi…”. Mia moglie sa che tento in tutti i modi possibili ed immaginabili di sottrarmi al pomeriggio al centro commerciale. Ma lei è una che non demorde. E così, in onore a quella gran regola non scritta secondo cui il matrimonio è fatto anche di compromessi, qualche volta devo cedere ed andare in quei centri.

Lo confesso pubblicamente: odio i centri commerciali.
Mi fanno stare male. Mi viene mal di testa. Spesso anche mal di stomaco. Mi annoio tremendamente. Mi sento oppresso. Mi innervosisco. Non mi piacciono. Posso anche sforzarmi di farmeli piacere, ma niente da fare. Siamo incompatibili. Non possiamo coesistere.

Domenica scorsa, è stata la volta del “Vulcano Buono”, a Nola (NA). Ho posto una sola condizione: che si andasse immediatamente dopo pranzo e non verso le 17-18, quando l’afflusso è più consistente.  Alle 15.30 circa eravamo a Nola, parcheggio immediatamente disponibile, a poca distanza da una delle entrate. Traffico zero, code zero. Tutto bene, inizialmente.

Appena entrati, ci siamo catapultati in un negozio di abbigliamento. E qui è cominciata la mia metamorfosi. Da persona allegra e gioviale di qualche minuto prima, ho cominciato ad incupirmi. Dopo dieci minuti, già sono diventato insofferente. Dopo venti minuti, la pazienza  è ormai un lontano ricordo. La trasformazione è completa dopo mezz’ora: sono diventato un orso insofferente, brontolone e innavicinabile. E infatti mia moglie mi parla solo per lo stretto indispensabile.

Percorriamo le gallerie del centro. Noto molti maxischermi che trasmettono in diretta la partita del Napoli calcio. “Ma non vorrai sederti a guardare la partita?”…”No, assolutamente, non ci penso nemmeno per sogno, come ti è venuto in mente”… Invece ci sono molti mariti, parcheggiati dalle mogli, che assistono divertiti allo spettacolo calcistico. La moglie va per negozi ed il marito guarda la partita: ottima idea.

Ed il centro commerciale diventa anche un parcheggio: di auto, di bambini nelle aree da gioco o al cinema, di mariti…

Ma il centro commerciale è fatto di Leggi tutto »

Tempo di vacanza.

Ci si sente fra qualche settimana. Ho bisogno di “vacanza”, nel senso letterale del termine, inteso come “vuoto”, “senza impegni”.

Per rilassarsi anche un po’, magari al mare…

Avrei pagato il biglietto…

Roma. 26 novembre 2009. Stazione della linea regionale FR1, fermata “Roma Fiera”.
Mi dicono al telefono: “Giuseppe pazienta giusto qualche minuto alla stazione perché stiamo arrivando”.
Bene bene, penso io, c’è il tempo per un caffè.

Sorpresa. Scendo dal treno e scopro che la stazione non esiste: due banchine lungo i binari ed un passaggio sopraelevato. Niente caffè. Non solo non c’è un bar: non c’è una costruzione abitata nel raggio di un KM.

Esterno della stazione

Al ritorno, in pomeriggio, mi ricordo di non avere il biglietto. Poco male, ci sarà almeno un distributore automatico, penso ingenuamente io. Invece no. Nulla.

Mi avvicino all’unica persona che aspetta il treno insieme a me e gli chiedo, a titolo di curiosità, dove si acquistano i biglietti. “Ah nun ce pensà nemmanco…” e si fa una bella risata.

Poi mi cede, con grande civiltà, un suo biglietto. Inoltre, poichè ovviamente nemmeno le due macchinette obliteratrici presenti in stazioni funzionano, mi raccomanda di contattare il controllore appena salgo sul treno.

Stazione "Fiera di Roma"

Salgo sul treno. Non vedo controllori nella carrozza in cui sono io. Tengo il biglietto in mano e a vista: se dovesse capitarmi a portata di mano un controllore, gli faccio obliterare il biglietto. Certo non andò io a cercarlo. E se qualcuno dovesse farmi storie, saprei rispondere per le rime.

Arrivo alla stazione Roma Ostiense. Scendo dal treno. Di controllori non ne ho visto nemmeno l’ombra. Non ne sono orgoglioso, ma ho viaggiato a sbafo. Non mi sento in colpa. Non è colpa mia se non vendono i biglietti alla stazione e se la macchinetta obliteratrice non funziona.

Mi accingo a prendere la metro per Roma Termini. Passo il varco di ingresso, inserisco il biglietto non obliterato, cioè quello che mi ha venduto il ragazzo alla stazione “Roma Fiera”, le due porte dell’ingresso al binario si aprono senza fare storie.

E cosi, prendo due e pago uno. Due corse con un solo biglietto. Ma non era mia intenzione. Sono stato quasi costretto. Avrei pagato il biglietto, se avessi potuto farlo!

Scooter d’estate

Prologo.
Qualche giorno fa, il mio scooter (che sostituisce la magica Yamaha TT600) ha avuto problemi all’impianto di raffreddamento. Niente di grave. Sono solo rimasto a piedi all’altezza di Baronissi (SA), ma fortunatamente non ero in autostrada. La spia del raffreddamento era accesa da troppi minuti: sosta al distributore di benzina, rabbocco di acqua e via. Spia spenta, tutto OK, apparentemente.
Invece no. Giusto il tempo di arrivare dal meccanico, a Montoro Superiore (AV), e sento che lo scooter balla tutto ed emette vapore da tutte le parti: ebollizione completa, potrei farci anche un tè caldo…
In giornata, il difetto (pompa dell’acqua) viene risolto, io ritiro lo scooter e vado via scorazzando allegramente.
Ore 13.15 del 23 agosto 2009. Parto da Montoro Superiore. Destinazione Salerno, località Rufoli. Supero lo svincolo di Montoro Inferiore, tutto OK. Fa caldo, molto caldo. Il casco nero in testa acuisce la sensazione di afa.
Inizia la salita verso Fisciano (SA). Sento scoppiettare la marmitta. Dopo pochi secondi, il motore “affoga” e si spegne. In piena autostrada, con 35 gradi di temperatura. Fermo. Tento di rimettere in moto. Niente. Partono le prime imprecazioni. Mi convinco che “il motore è andato”. In cinque minuti, passano tre sole auto e diversi TIR carico di pomodori. Il mio timore non è essere fermo in autostrada. Il mio timore è proprio il transito dei TIR: mi sfrecciano pericolosamente vicini, non è una sensazione molto gradevole.
Non so per quale grazia ricevuta, all’ennesimo tentativo, lo scooter decide di ripartire. Percorro 500 metri. Stavolta lo scooter mi fa la grazia di spegnersi in prossimità di un’area di sosta, fra l’altro piena di “munnezza” lasciata dai soliti imbecilli.
Alzo la sella cercando di capire se il liquido dell’impianto di raffreddamento sia andato di nuovo in ebollizione. Niente, sembra tutto regolare. Intanto, comincio a sentire un caldo tremendo. Di ombra nemmeno una traccia: sono disperatamente al sole, solo, in autostrada, su una piazzola piena di immondizia, alle 13.30.
Miracolo, lo scooter riparte. Arrivo all’uscita di Mercato San Severino e riesco a malapena ad imboccarla ed ecco, il motore si spegne di nuovo. Tira e molla, spegni e accendi, riesco ad uscire dall’autostrada.
Mi accorgo che se cammino a 50 all’ora, il motore non si spegne. Decido di non riprendere l’autostrada e di avviarmi verso la mia meta percorrendo solo le vie interne. Mi separano circa 15 KM, alla media di 50 all’ora dovrei essere lì in circa mezz’ora, consinderando che ho intenzione di fermarmi, al fresco, un paio di volte.
Dopo un’ora esatta dalla mia partenza, arrivo stanco e sudicio e nervosissimo a Salerno. Lo scooter si è spento una sola volta, a 500 metri dall’arrivo, candidandosi con buone possibilità alla rottamazione, l’anno prossimo.

Prologo.

Qualche giorno fa, il mio scooter (che sostituisce la magica Yamaha TT600) ha avuto problemi all’impianto di raffreddamento. Niente di grave. Sono solo rimasto a piedi all’altezza di Baronissi (SA). Meno male che non ero in autostrada. La spia del raffreddamento era accesa da troppi minuti: sosta al distributore di benzina, rabbocco di acqua e via. Spia spenta, tutto OK, apparentemente.

Invece no. Giusto il tempo di arrivare dal meccanico, a Montoro Superiore (AV), e sento che lo scooter balla tutto ed emette vapore da tutte le parti: ebollizione completa, potrei farci anche un tè caldo…

In giornata, il difetto (pompa dell’acqua) viene risolto, io ritiro lo scooter e vado via scorazzando allegramente.

Il fatto.

Ore 13.15 del 23 agosto 2009. Parto da Montoro Superiore. Destinazione Salerno, località Rufoli. Supero lo svincolo di Montoro Inferiore, tutto OK. Fa caldo, molto caldo. Il casco nero in testa aumenta la sensazione di afa.

Inizia la salita verso Fisciano (SA). Sento scoppiettare più volte la marmitta. Dopo pochi secondi, il motore “affoga” e si spegne.

In piena autostrada, con 35 gradi di temperatura. Fermo. Tento di rimettere in moto. Niente. Partono le prime imprecazioni. Mi convinco che “il motore è andato”.

In cinque minuti, passano tre sole auto e diversi TIR carichi di pomodori. Il mio timore non è essere fermo in autostrada. Temo, invece, il transito dei TIR: mi sfrecciano pericolosamente vicini, è una sensazione per niente gradevole. Leggi tutto »

Domande da campagna elettorale.

Alcune domande che mi vengono rivolte (molto spesso) durante questa competizione elettorale:

  1. Stai “camminando”?
  2. Stai facendo voti?
  3. Come stai messo?

Next question, please?

Aria di crisi.

Aria di crisi

Aria di crisi. Il gestore del circolo ha deciso la sua strategia economica: taglio dei costi.
Non farà più vedere le partite trasmesse da SKY. Ieri sera ci ha concesso Inter – Milan.
Poi ha affisso l’avviso “Per motivi economici non verranno più trasmesse le partite SKY“.

I diritti dei dipendenti.

Ricevo e pubblico….

I diritti dei dipendenti

Vuoi 13 milioni di dollari?

Mi contatta un tizio via Skype. Dice di chiamarsi MAHMOUD Abdel HADI. 
Scrive un testo lungo che, riassumendo, afferma che un tale Michael Giaquinto ha lasciato 26 milioni di dollari in una banca africana. Peccato che questo Michael Giaquinto, dice il buon Mahmoud, sia morto a causa del terremoto in Indonesia del 26 maggio 2006. 
Michael Giaquinto non ha designato eredi, non si sa da dove veniva, non si sa se aveva figli. Però, che fortuna, ha lo stesso mio cognome. E allora lui, Mahmoud, che è una persona onesta e che lavora proprio nella banca dove sono depositati i soldi, mi propone di dividere questi 26 milioni di dollari con lui.
Lui, il gran cuore Mahmoud, mi implora di dargli una mano affinchè questi soldi non vadano persi.
Alcuni punti della sua comunicazione (in inglese) sono struggenti e melodrammatici:

 Credo che sia stata la volontà di Dio a farmi incontrare te adesso.

Oppure:

Io non sono una persona avida, per cui sto suggerendo di dividere la somma in parti uguali.

Questo tipo di truffe va avanti da tempo immemorabile. Utilizzare Skype è una delle ultime frontiere dello spam, ossia dell’immondizia via Internet.
Mi viene voglia di rispondere al caro Mahmoud, ovviamente con un nome falso e con un indirizzo e-mail falso. Magari pubblicando le sue risposte e le sue richieste…