Giuseppe Giaquinto

Il blog (quasi) personale volutamente senza effetti speciali

Metodo ZTD.

La discussione sul “metodo GTD” è alquanto vivace, da queste parti. Ad un certo punto, ho preannunciato che sto leggendo un e-book che mi è sembrato immediatamente interessante.
Adesso posso dirlo, dopo averlo letto per intero e dopo aver cominciato ad applicarne i primi due principi: il libro è “Zen To Done” di Leo Babauta, tradotto in italiano.
Lo trovate qui:

Se vi interessa, costa 9,70 Euro (nemmeno una pizza!), lo scaricate immediatamente, poi avete la possibilità di ripagarvelo per intero (non sto a spiegarvi come, sul sito è scritto in maniera molto semplice).

È una estensione del libro di Allen, del quale analizza anche alcuni punti di debolezza.
Al momento, cerco di applicare i principi 1 e 2 del libro (“Raccogli” e “Processa”) e devo dire che, soprattutto per la gestione delle e-mail, il principio è valido ed efficace.

Naturalmente, questo è solo un post introduttivo, credo che ne seguiranno altri; sono aperto a qualsiasi critica, osservazione o commento….

Metodi di lavoro: “GTD” può funzionare?

Stamattina ho incontrato una persona per motivi professionali.

Ad un certo punto, ha visto l’organizzazione delle mie cartelle sul server di posta ed ha notato che classifico i messaggi ricevuti con le etichette “1PR”, “2PR” ecc. Mi ha chiesto cosa significassero quelle sigle e gli ho spiegato che stanno per “Priorità 1″, “Priorità 2″ ecc.

Sono solito etichettare i messaggi di posta in entrata con le etichette “PR” ed altre 60 etichette che adesso non vado certo ad elencare.
Ebbene, questa persona dopo aver osservato la mia personale classificazione, mi ha chiesto “Non usi l’approccio GTD?”.

Confesso la mia ignoranza. Non sapevo minimamente di cosa parlasse.

Mi ha spiegato che “GTD” sta per “Get Things Done”, ossia, più o meno, “Detto – Fatto”.
Il metodo è stato “inventato” da David Allen, del quale (lui si!) avevo sentito parlare.
Di per sè, il metodo sembra non essere rivoluzionario, ma il suo approccio mi piace e credo che lo approfondirò.

In sostanza (cito spudoratamente da Wikipedia), una descrizione sintetica è questa:

Fai uscire ogni cosa dalla tua mente. Prendi le decisioni riguardo le azioni necessarie quando il problema si presenta – non quando esplode. Organizza i promemoria dei tuoi progetti e le loro prossime azioni in categorie appropriate. Tieni il tuo sistema aggiornato, completo e rivisto sufficientemente per dare fiducia alle scelte su quello che stai facendo (e quello che non stai facendo) in ogni momento.

Proprio in questi giorni, in cui sto cercando di riorganizzare e sistematizzare tutti gli impegni ed i progetti, questa idea del GTD capita a proposito. Il confronto con la persona che mi ha esposto questo metodo è durato poco tempo, non abbiamo potuto approfondire. Però, sapere come si organizzano le altre persone nella gestione impegni e progetti è sicuramente interessante.

E infatti, mi piacerebbe sapere, dagli  affezionati cinque-sei lettori che mi seguono,

  1. Il metodo GTD (dettagli) potrebbe essere valido?
  2. Soprattutto, che metodo di lavoro utilizzate, per la gestione di attività e progetti?

Nessun blocco del blogger

Qualche giorno fa ho incontrato un mio amico che non vedevo dal giorno del mio matrimonio. Dopo un po’ che stavamo parlando, mi dice “Ma io ti seguo sul tuo blog, anche se sei fermo ai “Quattro amici al pub”, non scrivi più?”

Intanto, è curioso notare che un blog possa rappresentare “il” modo di sapere e capire cosa fa una persona conosciuta, senza vederla mai.

E sull’argomento “Non scrivi più?” ha messo il dito nella piaga. Non si tratta soltanto di pigrizia né di mancanza di voglia.

Se dicessi semplicemente che non ho tempo o voglia, direi una verità parziale. In realtà, non ho tempo a sufficienza e voglia a sufficienza per scrivere post impegnativi, ai quali sto pensando da tempo.

Le idee ci sono. Ma mi accorgo che faccio una fatica tremenda a trovare i momenti giusti per concentrarmi e scrivere con calma, come sto facendo ora.

Nel mio caso, non c’è alcun “blocco del blogger”, c’è solo la (più o meno conscia) consapevolezza che altre cose hanno, piacevolmente, rubato tempo e spazio al mio blog.

Che non aggiornavo dal 7 novembre, come passa il tempo…

Eravamo quattro amici al pub

Dal 20 luglio 1992, giorno del mio esame orale alla maturità scientifica, sono trascorsi 18 anni. Dal primo giorno di liceo, 23 anni.

Vent’anni fa, Marco e Gaetano detto “Zed” erano facce quotidiane: compagni di classe, il secondo è stato mio compagno di banco, di “filoni” e di scorribande per tre anni.

Venerdì ci siamo incontrati per una birra insieme, insieme all’inseparabile, per me, amico Alfredo. Non è retorica se dico che il tempo sembrava non essere mai passato.

Abbiamo parlato di tutto. In quel tutto, abbiamo parlato poco dei vecchi ricordi. Si, ci siamo scambiati informazioni su persone che non vediamo da tempo immemore, ma è stato un attimo, non ci siamo soffermati poi tanto.

Non ci siamo chiesti a vicenda cosa facessimo professionalmente nella vita, non siamo scesi in dettagli sulle nostre attività. Ci interessava l’aspetto personale, umano, di amicizia, non se avessimo fatto carriera o se avessimo un conto cospicuo in banca.

Certo, a Marco brillavano gli occhi quando ci descriveva le tecniche per fare una buona birra, lui che è diventato un professionista del settore (a proposito, ottima per me la seconda birra che hai proposto, tieni a mente Marco!).

Certo, ritrovarmi soprattutto con quel compagno di scorribande come Zed dopo vent’anni e scoprirci entrambi papà e discutere sui nostri bambini mi fa un certo effetto… Soprattutto se penso che i nostri bambini non dovranno sapere cosa combinavano i loro genitori a diciotto anni… Come, per esempio, durante un viaggio in Francia nel 1992…

Io credo che la cosa più importante di venerdì sera sia stata la semplicità del nostro incontro. Poca retorica, tanto buonumore, il piacere di stare insieme, una buona birra, un locale semplice, le nostre piccole e grandi storie che si incrociavano.

Ed un pensiero sottile che faceva da sottofondo alla serata: vent’anni, dai tempi del liceo sono trascorsi vent’anni.

1000 commenti!

Stamane ho guardato la bacheca del mio blog ed ho notato con un certo piacere che sono a quota 1000 commenti.
Tra l’altro, non ho nemmeno ricordato che il 13 ottobre scorso questo blog ha compiuto 5 anni!

Pedaggio sulla SA-AV? Una porcata!

2 Euro.
Tanto dovrebbe costare il pedaggio per l’utilizzo del raccordo autostradale Salerno – Avellino. Una delle porcate più deprecabili messe in atto negli ultimi tempi. Cercherò di spiegarmi con pacatezza (se riesco a mantenerla, la pacatezza).

Cominciamo con un dubbio: la Salerno – Avellino è un’autostrada?
Stando alla classificazione ufficiale, no. Sebbene siano posti cartelli che indicano l’inizio e la fine autostrada, la Salerno – Avellino è classificata nella rete stradale a viabilità ordinaria di interesse nazionale (D. Lgs. 461 del 29/10/1999).

Quanto inciderà sulle famiglie?
Scrivo di ciò che conosco, ossia quanto inciderà sulla mia famiglia. Mia moglie percorre la Salerno-Avellino minimo 10 volte a settimana, io di più. Mi mantengo stretto. 20 Euro a settimana mia moglie, 20 Euro a settimana (minimo) per quanto mi riguarda. 40 Euro a settimana. 2.000 Euro all’anno. Alla faccia delle palle sbandierate ai quattro venti sul taglio delle tasse.

Ma ne vale la pena?
La Salerno – Avellino, soprattutto nel tratto Fisciano – Salerno, è molto trafficata e rappresenta una valvola di sfogo indispensabile per il traffico campano. Ma, di fatto, è un raccordo che non brilla certo per sicurezza.
In estate, il raccordo non riesce a smaltire l’enorme flusso di turisti. Essendo una via obbligata per chi arriva da Nord per andare in Calabria, Campania zona Sud, Basilicata e Sicilia, regolarmente allo svincolo con l’A3 Salerno – Reggio Calabria si formano code lunghissime.
In inverno, quando piove, sorpassare un TIR diventa un’impresa, a causa della visibilità scarsa causata da un asfalto pessimo e da carreggiate molto strette. Nel tratto fra Serino ed Avellino, si formano pozzanghere degne di una stradina di periferia. Pozzanghere che causano pericolosi sbandamenti anche soltanto a 50 orari. E, inoltre, capita spesso che le auto facciano schizzare  l’acqua delle pozzanghere dall’altro lato della carreggiata.
Chi percorre quel tratto sa bene cosa significa essere in fase di sorpasso (a 70/80 all’ora, di più non è umanamente possibile) e vedersi arrivare uno scroscio d’acqua improvviso, che proviene dall’altra carreggiata….
Questi i punti “critici”. Il resto del raccordo è su livelli mediocri, con corsie molto strette, avallamenti frequenti nell’asfalto e, da Mercato San Severino ad Avellino,  senza alcuna corsia di emergenza.

Perché il pedaggio?
È solo un modo per battere cassa senza utilizzare l’odiata e proibita parola “tassa”.
Fra l’altro, mi risulta che l’ANAS sia pagata con i soldi dei contribuenti e che la “manutenzione”  sia già pagata da noi tutti. Inventarsi il pedaggio è solo un modo per sfilare i soldi dalle nostre tasche senza dare niente in cambio. Siamo già il paese in cui il costo per la costruzione di un KM di autostrada (quelle vere, non quelle giocattolo come l’Avellino-Salerno) è incredibilmente
più alto rispetto agli altri paesi.
E allora: si riducano gli sprechi, le infiltrazioni mafiose nei cantieri autostradali e gli stipendi dei dirigenti. Si cerchino altrove i soldi, non sfilandoli dai nostri portafogli.

Le conseguenze.
Prevedo  che i tratti urbani fra Baronissi e Salerno, Lancusi e Mercato San Severino e Solofra e Montoro subiranno paralisi di traffico negli orari di punta. La viabilità ordinaria non è pronta a smaltire il traffico di chi, giustamente, non vuole pagare questo assurdo balzello.

Le responsabilità.
Non bisogna essere dei geni: il governo Berlusconi, questo Governo del “Fare” è il responsabile unico dell’introduzione del pedaggio sulla Salerno – Avellino (come su altre strade italiane).

E quindi?
E quindi questo provvedimento che introduce il pedaggio sulla Salerno – Avellino è per me una porcata bella e buona. Personalmente, parteciperò a tutte le forme legali di protesta per fermare questa porcheria che serve solo, lo ripeto fino alla nausea, a gravare ingiustamente sui conti familiari .

Centri commerciali.

“Andiamo a farci un giro al centro commerciale?”. La domanda è innocua, all’apparenza. “Giusto per farci un giretto per i negozi…”. Mia moglie sa che tento in tutti i modi possibili ed immaginabili di sottrarmi al pomeriggio al centro commerciale. Ma lei è una che non demorde. E così, in onore a quella gran regola non scritta secondo cui il matrimonio è fatto anche di compromessi, qualche volta devo cedere ed andare in quei centri.

Lo confesso pubblicamente: odio i centri commerciali.
Mi fanno stare male. Mi viene mal di testa. Spesso anche mal di stomaco. Mi annoio tremendamente. Mi sento oppresso. Mi innervosisco. Non mi piacciono. Posso anche sforzarmi di farmeli piacere, ma niente da fare. Siamo incompatibili. Non possiamo coesistere.

Domenica scorsa, è stata la volta del “Vulcano Buono”, a Nola (NA). Ho posto una sola condizione: che si andasse immediatamente dopo pranzo e non verso le 17-18, quando l’afflusso è più consistente.  Alle 15.30 circa eravamo a Nola, parcheggio immediatamente disponibile, a poca distanza da una delle entrate. Traffico zero, code zero. Tutto bene, inizialmente.

Appena entrati, ci siamo catapultati in un negozio di abbigliamento. E qui è cominciata la mia metamorfosi. Da persona allegra e gioviale di qualche minuto prima, ho cominciato ad incupirmi. Dopo dieci minuti, già sono diventato insofferente. Dopo venti minuti, la pazienza  è ormai un lontano ricordo. La trasformazione è completa dopo mezz’ora: sono diventato un orso insofferente, brontolone e innavicinabile. E infatti mia moglie mi parla solo per lo stretto indispensabile.

Percorriamo le gallerie del centro. Noto molti maxischermi che trasmettono in diretta la partita del Napoli calcio. “Ma non vorrai sederti a guardare la partita?”…”No, assolutamente, non ci penso nemmeno per sogno, come ti è venuto in mente”… Invece ci sono molti mariti, parcheggiati dalle mogli, che assistono divertiti allo spettacolo calcistico. La moglie va per negozi ed il marito guarda la partita: ottima idea.

Ed il centro commerciale diventa anche un parcheggio: di auto, di bambini nelle aree da gioco o al cinema, di mariti…

Ma il centro commerciale è fatto di Leggi tutto »

Se perfino Aruba…

A poche settimane dai problemi tecnici di Tophost, problemi di cui ho già scritto abbondantemente, è toccato ad Aruba, leader del mercato hosting ed housing in Italia, ad avere problemi piuttosto seri.

Stando al comunicato diffuso (a problema risolto) da Aruba, si è trattato di un errore umano che ha causato un’interruzione brusca dell’alimentazione elettrica del data center.
Ho seguito l’evolversi della situazione su Twitter, dove migliaia di utenti hanno scritto aggiornamenti in real time sulla situazione. In tutto, l’offline di Aruba è durato un’ora circa (minuto più minuto meno). Per quanto mi riguarda, a problema risolto, non ho riscontrato alcuna anomalia sui miei (tanti) domini in hosting presso Aruba.

Non so se anche in questo caso si scatenerà la stessa polemica che seguì, ad esempio, al recente disservizio di Tophost. Anche nel caso di Aruba, che è nettamente diverso da Leggi tutto »