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Non lo faccio spesso, anzi non lo faccio quasi mai: pubblicizzare i miei lavori sul mio blog.

Ma stavolta faccio un’eccezione, visto che si tratta del nuovo sito istituzionale del comune di Montoro Superiore (AV), dove vivo da anni.

Il sito è a questo indirizzo.

Aggiornamento del 31 gennaio 2011:
ecco come viene riportata la notizia su “Ottopagine”, quotidiano irpino.

Online il nuovo sito di Montoro Superiore

Online il nuovo sito di Montoro Superiore

La discussione sul “metodo GTD” è alquanto vivace, da queste parti. Ad un certo punto, ho preannunciato che sto leggendo un e-book che mi è sembrato immediatamente interessante.
Adesso posso dirlo, dopo averlo letto per intero e dopo aver cominciato ad applicarne i primi due principi: il libro è “Zen To Done” di Leo Babauta, tradotto in italiano.
Lo trovate qui:

Se vi interessa, costa 9,70 Euro (nemmeno una pizza!), lo scaricate immediatamente, poi avete la possibilità di ripagarvelo per intero (non sto a spiegarvi come, sul sito è scritto in maniera molto semplice).

È una estensione del libro di Allen, del quale analizza anche alcuni punti di debolezza.
Al momento, cerco di applicare i principi 1 e 2 del libro (“Raccogli” e “Processa”) e devo dire che, soprattutto per la gestione delle e-mail, il principio è valido ed efficace.

Naturalmente, questo è solo un post introduttivo, credo che ne seguiranno altri; sono aperto a qualsiasi critica, osservazione o commento….

Stamattina ho incontrato una persona per motivi professionali.

Ad un certo punto, ha visto l’organizzazione delle mie cartelle sul server di posta ed ha notato che classifico i messaggi ricevuti con le etichette “1PR”, “2PR” ecc. Mi ha chiesto cosa significassero quelle sigle e gli ho spiegato che stanno per “Priorità 1″, “Priorità 2″ ecc.

Sono solito etichettare i messaggi di posta in entrata con le etichette “PR” ed altre 60 etichette che adesso non vado certo ad elencare.
Ebbene, questa persona dopo aver osservato la mia personale classificazione, mi ha chiesto “Non usi l’approccio GTD?”.

Confesso la mia ignoranza. Non sapevo minimamente di cosa parlasse.

Mi ha spiegato che “GTD” sta per “Get Things Done”, ossia, più o meno, “Detto – Fatto”.
Il metodo è stato “inventato” da David Allen, del quale (lui si!) avevo sentito parlare.
Di per sè, il metodo sembra non essere rivoluzionario, ma il suo approccio mi piace e credo che lo approfondirò.

In sostanza (cito spudoratamente da Wikipedia), una descrizione sintetica è questa:

Fai uscire ogni cosa dalla tua mente. Prendi le decisioni riguardo le azioni necessarie quando il problema si presenta – non quando esplode. Organizza i promemoria dei tuoi progetti e le loro prossime azioni in categorie appropriate. Tieni il tuo sistema aggiornato, completo e rivisto sufficientemente per dare fiducia alle scelte su quello che stai facendo (e quello che non stai facendo) in ogni momento.

Proprio in questi giorni, in cui sto cercando di riorganizzare e sistematizzare tutti gli impegni ed i progetti, questa idea del GTD capita a proposito. Il confronto con la persona che mi ha esposto questo metodo è durato poco tempo, non abbiamo potuto approfondire. Però, sapere come si organizzano le altre persone nella gestione impegni e progetti è sicuramente interessante.

E infatti, mi piacerebbe sapere, dagli  affezionati cinque-sei lettori che mi seguono,

  1. Il metodo GTD (dettagli) potrebbe essere valido?
  2. Soprattutto, che metodo di lavoro utilizzate, per la gestione di attività e progetti?

Qualche giorno fa ho incontrato un mio amico che non vedevo dal giorno del mio matrimonio. Dopo un po’ che stavamo parlando, mi dice “Ma io ti seguo sul tuo blog, anche se sei fermo ai “Quattro amici al pub”, non scrivi più?”

Intanto, è curioso notare che un blog possa rappresentare “il” modo di sapere e capire cosa fa una persona conosciuta, senza vederla mai.

E sull’argomento “Non scrivi più?” ha messo il dito nella piaga. Non si tratta soltanto di pigrizia né di mancanza di voglia.

Se dicessi semplicemente che non ho tempo o voglia, direi una verità parziale. In realtà, non ho tempo a sufficienza e voglia a sufficienza per scrivere post impegnativi, ai quali sto pensando da tempo.

Le idee ci sono. Ma mi accorgo che faccio una fatica tremenda a trovare i momenti giusti per concentrarmi e scrivere con calma, come sto facendo ora.

Nel mio caso, non c’è alcun “blocco del blogger”, c’è solo la (più o meno conscia) consapevolezza che altre cose hanno, piacevolmente, rubato tempo e spazio al mio blog.

Che non aggiornavo dal 7 novembre, come passa il tempo…

Dal 20 luglio 1992, giorno del mio esame orale alla maturità scientifica, sono trascorsi 18 anni. Dal primo giorno di liceo, 23 anni.

Vent’anni fa, Marco e Gaetano detto “Zed” erano facce quotidiane: compagni di classe, il secondo è stato mio compagno di banco, di “filoni” e di scorribande per tre anni.

Venerdì ci siamo incontrati per una birra insieme, insieme all’inseparabile, per me, amico Alfredo. Non è retorica se dico che il tempo sembrava non essere mai passato.

Abbiamo parlato di tutto. In quel tutto, abbiamo parlato poco dei vecchi ricordi. Si, ci siamo scambiati informazioni su persone che non vediamo da tempo immemore, ma è stato un attimo, non ci siamo soffermati poi tanto.

Non ci siamo chiesti a vicenda cosa facessimo professionalmente nella vita, non siamo scesi in dettagli sulle nostre attività. Ci interessava l’aspetto personale, umano, di amicizia, non se avessimo fatto carriera o se avessimo un conto cospicuo in banca.

Certo, a Marco brillavano gli occhi quando ci descriveva le tecniche per fare una buona birra, lui che è diventato un professionista del settore (a proposito, ottima per me la seconda birra che hai proposto, tieni a mente Marco!).

Certo, ritrovarmi soprattutto con quel compagno di scorribande come Zed dopo vent’anni e scoprirci entrambi papà e discutere sui nostri bambini mi fa un certo effetto… Soprattutto se penso che i nostri bambini non dovranno sapere cosa combinavano i loro genitori a diciotto anni… Come, per esempio, durante un viaggio in Francia nel 1992…

Io credo che la cosa più importante di venerdì sera sia stata la semplicità del nostro incontro. Poca retorica, tanto buonumore, il piacere di stare insieme, una buona birra, un locale semplice, le nostre piccole e grandi storie che si incrociavano.

Ed un pensiero sottile che faceva da sottofondo alla serata: vent’anni, dai tempi del liceo sono trascorsi vent’anni.