Giuseppe Giaquinto

Il blog (quasi) personale volutamente senza effetti speciali

Tag: amici

Eravamo quattro amici al pub

Dal 20 luglio 1992, giorno del mio esame orale alla maturità scientifica, sono trascorsi 18 anni. Dal primo giorno di liceo, 23 anni.

Vent’anni fa, Marco e Gaetano detto “Zed” erano facce quotidiane: compagni di classe, il secondo è stato mio compagno di banco, di “filoni” e di scorribande per tre anni.

Venerdì ci siamo incontrati per una birra insieme, insieme all’inseparabile, per me, amico Alfredo. Non è retorica se dico che il tempo sembrava non essere mai passato.

Abbiamo parlato di tutto. In quel tutto, abbiamo parlato poco dei vecchi ricordi. Si, ci siamo scambiati informazioni su persone che non vediamo da tempo immemore, ma è stato un attimo, non ci siamo soffermati poi tanto.

Non ci siamo chiesti a vicenda cosa facessimo professionalmente nella vita, non siamo scesi in dettagli sulle nostre attività. Ci interessava l’aspetto personale, umano, di amicizia, non se avessimo fatto carriera o se avessimo un conto cospicuo in banca.

Certo, a Marco brillavano gli occhi quando ci descriveva le tecniche per fare una buona birra, lui che è diventato un professionista del settore (a proposito, ottima per me la seconda birra che hai proposto, tieni a mente Marco!).

Certo, ritrovarmi soprattutto con quel compagno di scorribande come Zed dopo vent’anni e scoprirci entrambi papà e discutere sui nostri bambini mi fa un certo effetto… Soprattutto se penso che i nostri bambini non dovranno sapere cosa combinavano i loro genitori a diciotto anni… Come, per esempio, durante un viaggio in Francia nel 1992…

Io credo che la cosa più importante di venerdì sera sia stata la semplicità del nostro incontro. Poca retorica, tanto buonumore, il piacere di stare insieme, una buona birra, un locale semplice, le nostre piccole e grandi storie che si incrociavano.

Ed un pensiero sottile che faceva da sottofondo alla serata: vent’anni, dai tempi del liceo sono trascorsi vent’anni.

Riflessioni di Natale.

Natale è alle porte. Mi frullano in mente pensieri diversissimi tra di loro e che col Natale non hanno niente a che fare…

  1. Appena ho chiesto di scrivere seriamente e di cose serie, il numero di commenti e dei commentatori è sceso drammaticamente, sebbene il numero di visitatori sia rimasto sostanzialmente invariato. Evidentemente aveva ragione chi mi ha detto nei giorni scorsi che “il pettegolezzo si è trasferito dalla strada al tuo blog“.
  2. Le elezioni comunali si terranno il 6 e 7 giugno 2009. Ho voglia di dire la mia.
  3. Ho già in mente i prossimi post, che avranno poco di scritto e molto di fotografico.
  4. Mi sono eclissato quasi totalmente da Facebook, volontariamente ed irreversibilmente. Facebook mi ha incuriosito per un po’, ma credo che ci sia troppa caciara. Non fa per me, per il momento. 
  5. Ci sono cose che non tramontano mai. Fare una chiacchierata con un amico davanti ad una birra in un pub è una di queste. Per non parlare poi dell’altro vecchio amico che ti offre il “grappino” al bar, a mezzanotte: straordinario

Chi è stato?

Chi è stato?

Montoro Superiore, 8 giugno 2007.
“Dai mettetevi in posa che facciamo una foto con l’autoscatto!”. Ho avuto un’idea brillante: niente di meglio che concludere una “rimpatriata” tra amici con una bella foto, soprattutto a fine cena!
Questa foto non è riuscita a svelare quello che resterà, probabilmente, un mistero: chi ha spaccato gli occhiali di Salvatore Conforti (in jeans e giubbetto verde, semicoperto, al centro della foto)?
Gli indiziati, da destra verso sinistra, sono: io (con la camicia verde); Salvatore (di cui non si vede la mano sinistra); Umberto (camicia blu, non si sa dove ha le mani); Carmine (l’unico scagionato dalla foto, visto che le mani sono in bella mostra, ma potrebbe aver colpito il Conforti con la spalla destra); Alfredo, la cui posa è alquanto inquietante.
Chi è stato a rompere gli occhiali?

Tecniche sopraffine.

Appuntamento alle 09.00 a Fisciano (SA) con un mio caro amico, ingegnere.
Lui sa che io sono puntuale come uno Svizzero.
Mi telefona alle 09.00 in punto.

Amico: [fintamente infastidito] Peppì, ma insomma dove sei?
Io: ho appena parcheggiato, sono davanti al bar, tu invece dove sei?
Amico: [sgamato] Ah già sei arrivato, io arrivo tra cinque minuti…
Io: [censura] [censura] [censura]

Che furbacchione. Mi chiama alle 09.00 facendomi credere di essere già sul posto.
È arrivato alle 09.10. Ho dovuto aspettarlo.
Ma mi aveva chiamato e, con tono paternalistico, voleva rimproverarmi per il mio ritardo. Invece ero in perfetto orario.
C’ha provato. Ma lui sa che pagherà questa furbata.
Comunque, ed in definitiva, la tecnica utilizzata è sopraffina.