Giuseppe Giaquinto

Il blog (quasi) personale volutamente senza effetti speciali

Tag: Solofra

Farmacie di turno.

Capodanno 2010. Giorno di festa.

Devo comprare alcune cose in farmacia. So che la farmacia a Torchiati è chiusa per ferie, essendo stata di turno a Natale ed i giorni successivi. Comunque, decido di andare lì per informarmi sulla farmacia di turno.

Leggo e mi dirigo immediatamente verso la farmacia teoricamente aperta. Sono le 18.00, è importante sottolinearlo.

Arrivo nei pressi della farmacia di turno di Montoro Superiore.

E’ chiusa. Sbarrata. Buia.

Ne parlo con un mio amico al telefono, mi consiglia di andare direttamente a Mercato San Severino, qui a Montoro è meglio non provare. Bisognerebbe citofonare a casa, chiedere la “cortesia”… Come se andare in farmacia a Capodanno fosse divertente.

Mi reco a Mercato San Severino. La prima farmacia che mi si para davanti è anch’essa chiusa. Leggo la bacheca: la farmacia di turno è un’altra, ma, attenzione, “Solo per le ricette mediche con indicazione di urgenza“.

Mi rassegno quasi. Decido di tentare con Solofra.

Miracolo. La farmacia è di turno è APERTA, il farmacista (che fra l’altro ha frequentato lo stesso liceo e quindi ci conosciamo) è al banco e mi serve in pochi minuti, senza alcuna formalità.

Gli faccio i complimenti, sinceri. Gli dico che fra Montoro e Mercato San Severino la situazione delle farmacie è ben diversa da Solofra.

Lui mi dice che a Solofra la cosa è assolutamente di prassi, normale, ordinaria.
Se e quando dovessi avere di nuovo bisogno di una farmacia di turno, andrò direttamente a Solofra.

Sono sicuro che non dovrò citofonare a nessuno per chiedere la cortesia di acquistare (e pagare) ciò che mi occorre.

Consorzio a Solofra: i miei dubbi.

C’è una strada, a Solofra (AV), che spacca in due il nucleo industriale delle concerie. Ai bordi di questa strada, qualche giorno fa, erano parcheggiati i furgoni dei “contoterzisti”, in particolare degli inchiodatori. Ad occhio e croce, saranno stati almeno una trentina, poi ho scoperto, leggendo i giornali, che erano qualche decina in più.

L’inchiodatura è una fase della lavorazione della pelle e, in larghissima parte, è affidata a ditte esterne alle concerie: ai cosiddetti “contoterzi”, appunto. La loro storia è semplice e drammatica allo stesso tempo.

La crisi della concia e la crisi del polo industriale di Solofra hanno scatenato una guerra al ribasso dei prezzi praticati dagli inchiodatori.
Questa guerra al ribasso ha provocato una generale diminuzione della qualità delle condizioni di  lavoro, per i dipendenti delle inchiodatrici. E i titolari delle inchiodatrici, molto semplicemente, non ce la fanno più ad andare avanti.

Ora, i contoterzisti si sono coalizzati in un consorzio, denominato “New skin”, per agire con compattezza e per imporre prezzi adeguati alle concerie. Hanno addirittura fermato la lavorazione, proprio il giorno in cui ho visto i loro furgoni fermi ai bordi della principale strada del nucleo industriale.

Rivendicano etica imprenditoriale, diritti dei lavoratori, legalità, sicurezza e tutela ambientale.

Tutto giusto, tutto bello. Ma, c’è più di un “ma”, secondo me. E lo scrivo con grande disincanto e senza alcun interesse.

Premetto che nutro il più profondo rispetto per tutti i lavoratori del comparto, siano essi dipendenti o lavoratori autonomi o titolari di inchiodatrici. Questo lo scrivo in premessa, perchè nessuno si offenda per le cose che sto per scrivere.

Innanzitutto, credo che i “contoterzi” non abbiano, purtroppo per loro, il coltello dalla parte del manico. Il coltello è nel manico delle concerie e prima o poi questo si ripercuoterà, credo, sull’unità del consorzio.  Ritengo assai probabile che ci sarà chi sarà pronto ad approfittare della situazione, offrendo la propria manodopera alle concerie che ne hanno bisogno. So che è un’analisi molto cinica, ma credo che sia la più verosimile.

In secondo luogo, trovo quanto meno curioso sentir parlare di “diritti dei lavoratori”. Per quanto possa sforzare la mia memoria, non ricordo che il tema dei “diritti dei lavoratori” sia mai stato importante per i contoterzisti.
Naturalmente mi auguro con tutto il cuore che la mia affermazione possa essere smentita, ma di “diritti dei lavoratori” no, non ho alcun ricordo. Da vent’anni a questa parte.

Inoltre, si parla di “tutela ambientale” e di “sicurezza”. Giusto. Sacrosanto. Non discuto il principio.
Ma mi chiedo: se ne parla perché i controlli dei Carabinieri si sono intensificati o perché ci si crede davvero? Quando i tempi erano di vacche grasse, qualcuno se ne era mai preoccupato?

Esprimo questi miei dubbi, consapevole che il momento è difficilissimo per tutti e che sicuramente un’unione (la prima, a Solofra) è un elemento che scuote il sistema industriale, basato su meccanismi che non reggono più.

Consapevole che ci sono tanti lavoratori, inclusi i titolari delle inchiodatrici, che si fanno comunque un “mazzo così” dalla mattina alla sera. Consapevole che i lavoratori (in maggioranza donne) delle inchiodatrici non fanno certo il più leggero dei lavori, con paghe inadeguate.

Al consorzio va riconosciuto il merito di aver saputo coalizzare 49 aziende (per ora), il che è un evento di straordinaria portata, per Solofra. Al consorzio va riconosciuto che la sua battaglia per prezzi più equi è pienamente condivisibile e che la guerra al ribasso dovrebbe cessare. Ribadisco: dovrebbe cessare, condizionale.

Ma, cortesemente, non tiriamo in ballo i “diritti dei lavoratori” e la “tutela ambientale”.

Finestre chiuse.

Intollerabile. Vergognoso. Uno schifo assoluto.
Ieri sera è ricominciata la vergogna. L’aria ha ripreso a puzzare, in modo pestilenziale.
Questa è la assurda situazione di Montoro Superiore, provincia di Avellino, che ha la colpa di essere attraversato dal torrente Solofrana e di essere a valle di Solofra e del relativo polo industriale conciario.
Non da oggi. Da anni. Anni di puzza insopportabile, anni di un fiume le cui acque sono un giorno rosse, un altro giorno bianche, un altro giorno marroni. Anni di immobilismo.
Anni – anche – di supina accettazione di tutto.
Non sarebbe ora di dire basta e di far sentire la propria voce?

Follie.

Follie / parte 1.
Oggi è giornata di lutto cittadino, a Solofra (AV), a 3 Km da Montoro Superiore, dove vivo.
Martedì scorso, una ragazza di 23 anni è stata barbaramente assassinata dall’ex convivente della madre. Rimando a questo articolo per i dettagli. È impressionante la lucida e folle barbarie dell’assassino. È impressionante che i sogni di una ragazza possano essere spezzati con una facilità così irrisoria. Basta un caricatore pieno, un folle, e il dramma è compiuto. Incredibile e sconcertante.

Follie / parte 2.
A poche settimane dall’uccisione dell’Ispettore Filippo Raciti:

  • Solo una persona è in carcere, a Catania, su quaranta persone arrestate (vedi notizia).
  • Gli stadi stanno riaprendo tutti. I tornelli hanno reso possibile il miracolo.
  • Ormai si gioca di nuovo a qualsiasi orario.
  • Ieri, a Castellammare di Stabia (NA), sono state ritrovate quattro bottiglie molotov da far gentilmente assaggiare alla tifoseria dell’Avellino, domenica prossima allo stadio, in occasione di Juve Stabia – Avellino (serie C1, girone B).
    In questo caso, io ho qualche dubbio che ci sia qualcos’altro sotto, visti i tempi ed i modi della scoperta. Comunque, una scoperta folle.

Il problema della violenza negli stadi sicuramente non si sconfigge così, con il lassismo e con la logica secondo cui “The show must go on”.