C’è una strada, a Solofra (AV), che spacca in due il nucleo industriale delle concerie. Ai bordi di questa strada, qualche giorno fa, erano parcheggiati i furgoni dei “contoterzisti”, in particolare degli inchiodatori. Ad occhio e croce, saranno stati almeno una trentina, poi ho scoperto, leggendo i giornali, che erano qualche decina in più.
L’inchiodatura è una fase della lavorazione della pelle e, in larghissima parte, è affidata a ditte esterne alle concerie: ai cosiddetti “contoterzi”, appunto. La loro storia è semplice e drammatica allo stesso tempo.
La crisi della concia e la crisi del polo industriale di Solofra hanno scatenato una guerra al ribasso dei prezzi praticati dagli inchiodatori.
Questa guerra al ribasso ha provocato una generale diminuzione della qualità delle condizioni di lavoro, per i dipendenti delle inchiodatrici. E i titolari delle inchiodatrici, molto semplicemente, non ce la fanno più ad andare avanti.
Ora, i contoterzisti si sono coalizzati in un consorzio, denominato “New skin”, per agire con compattezza e per imporre prezzi adeguati alle concerie. Hanno addirittura fermato la lavorazione, proprio il giorno in cui ho visto i loro furgoni fermi ai bordi della principale strada del nucleo industriale.
Rivendicano etica imprenditoriale, diritti dei lavoratori, legalità, sicurezza e tutela ambientale.
Tutto giusto, tutto bello. Ma, c’è più di un “ma”, secondo me. E lo scrivo con grande disincanto e senza alcun interesse.
Premetto che nutro il più profondo rispetto per tutti i lavoratori del comparto, siano essi dipendenti o lavoratori autonomi o titolari di inchiodatrici. Questo lo scrivo in premessa, perchè nessuno si offenda per le cose che sto per scrivere.
Innanzitutto, credo che i “contoterzi” non abbiano, purtroppo per loro, il coltello dalla parte del manico. Il coltello è nel manico delle concerie e prima o poi questo si ripercuoterà, credo, sull’unità del consorzio. Ritengo assai probabile che ci sarà chi sarà pronto ad approfittare della situazione, offrendo la propria manodopera alle concerie che ne hanno bisogno. So che è un’analisi molto cinica, ma credo che sia la più verosimile.
In secondo luogo, trovo quanto meno curioso sentir parlare di “diritti dei lavoratori”. Per quanto possa sforzare la mia memoria, non ricordo che il tema dei “diritti dei lavoratori” sia mai stato importante per i contoterzisti.
Naturalmente mi auguro con tutto il cuore che la mia affermazione possa essere smentita, ma di “diritti dei lavoratori” no, non ho alcun ricordo. Da vent’anni a questa parte.
Inoltre, si parla di “tutela ambientale” e di “sicurezza”. Giusto. Sacrosanto. Non discuto il principio.
Ma mi chiedo: se ne parla perché i controlli dei Carabinieri si sono intensificati o perché ci si crede davvero? Quando i tempi erano di vacche grasse, qualcuno se ne era mai preoccupato?
Esprimo questi miei dubbi, consapevole che il momento è difficilissimo per tutti e che sicuramente un’unione (la prima, a Solofra) è un elemento che scuote il sistema industriale, basato su meccanismi che non reggono più.
Consapevole che ci sono tanti lavoratori, inclusi i titolari delle inchiodatrici, che si fanno comunque un “mazzo così” dalla mattina alla sera. Consapevole che i lavoratori (in maggioranza donne) delle inchiodatrici non fanno certo il più leggero dei lavori, con paghe inadeguate.
Al consorzio va riconosciuto il merito di aver saputo coalizzare 49 aziende (per ora), il che è un evento di straordinaria portata, per Solofra. Al consorzio va riconosciuto che la sua battaglia per prezzi più equi è pienamente condivisibile e che la guerra al ribasso dovrebbe cessare. Ribadisco: dovrebbe cessare, condizionale.
Ma, cortesemente, non tiriamo in ballo i “diritti dei lavoratori” e la “tutela ambientale”.