Giuseppe Giaquinto

Il blog (quasi) personale volutamente senza effetti speciali

Tag: Umberto

Non me ne ero dimenticato

No, certo non avevo dimenticato che ieri 2 febbraio era il compleanno di Umberto.
Avevo però deciso di non scrivere niente, per non inciampare nella retorica.
Ho cambiato idea. Ma solo per segnalare a chi legge il mio blog quello che ha scritto Maria Rosaria.

Un anno.

adesso e per quando tornerà il tempo…
Il tempo per partire,
il tempo di restare,
il tempo di lasciare,
il tempo di abbracciare…
[V. Capossela - Ovunque Proteggi]

Un anno è già passato da quel giorno

Il cielo stellato sopra di me.

Ho pubblicato questo post, qualche giorno fa, sul sito dedicato ad Umberto Pastore. Lo pubblico anche sul mio blog.
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Da un mese volevo scrivere questo post, dal 15 maggio, anniversario dell’incidente, incredibile, che risultò fatale per l’indimenticabile amico Umberto. Ho preferito aspettare la fine della campagna elettorale, per motivi facilmente intuibili.

Due cose riempiono l’animo di ammirazione e venerazione sempre nuova e crescente, quanto più spesso e più a lungo la riflessione si occupa di esse: il cielo stellato sopra di me, e la legge morale in me.
Immanuel Kant, Critica della Ragion Pratica, 1788

19 ottobre 2008. Umberto ci aveva lasciato da poche ore. Marilisa si avvicinò e mi chiese: “Giuseppe quale frase potrebbe rappresentare bene la vita di Umberto?”. Per un momento, rimasi stordito dalla domanda. In quel luogo, in quel posto, in quel momento, quella domanda mi spiazzò completamente. “Fammi pensare un attimo”, risposi. Già solo dopo qualche secondo, iniziarono ad emergere dalla memoria le parole di Kant.

Trascorsero pochi minuti. Ci pensai bene. Si, “Il cielo stellato sopra di me e la legge morale dentro di me” erano le parole adatte. Le migliori che avessi potuto trovare. Ma non avevo dovuto fare alcuno sforzo: quelle parole erano affiorate alla mia memoria da sole, quasi per magia.

Eravamo a Sant’Angelo dei Lombardi (AV), all’ospedale, nel peggiore dei reparti. Quello da cui non si torna più.

Per qualche istante, dimenticai dove mi trovavo. La memoria corse velocissima all’estate 1995, ad un falò sulla spiaggia in costiera amalfitana. La spiaggia era piena di ragazzi e ragazze. Era illuminata a giorno dai falò. Si respirava un clima di festa e di spensieratezza assoluta. Le chitarre echeggiavano, insieme a cori di ragazze e a cantanti improvvisati. Si arrostivano salsicce, si cantava, si ballava, si mangiava, si beveva, in un crescendo contagioso di allegria.

Umberto, steso su un’asciugamano a contemplare un bellissimo cielo stellato, ad un certo punto mi chiese: “Giusè, te lo ricordi Kant?”. Certo che lo ricordavo. Delle magistrali lezioni del professore Giovanni Sasso al liceo, molto era rimasto. “Si, si, ricordo bene”, risposi.

E lui, senza esitazioni, Leggi tutto »

Tutto il mio disprezzo

Farei volentieri a meno di scrivere ciò che segue. Ma la pazienza ha un limite, e stavolta è stato abbondantemente superato. E allora devo esprimere tutto il mio sdegno per quanto ho dovuto ascoltare nei giorni e nei mesi scorsi.
Faccio un breve passo indietro per spiegare meglio la storia.

Credo che quasi tutti coloro che frequentano il mio blog conoscano la tragica storia del carissimo amico Umberto, deceduto lo scorso 19 ottobre, Leggi tutto »

2 febbraio.

2 febbraio 2008. Festa a sorpresa, per Umberto, per festeggiare il suo compleanno.
A sua insaputa, organizzamo una serata in compagnia, anche con amici che lui non vedeva spesso e che non si aspettava di ritrovare proprio quella sera.
Gli cantammo la canzone di auguri, spense le candeline, scattai numerose foto.

È trascorso un anno da quel giorno.
Durante quest’anno, è accaduto quell’evento incredibile che ha causato la morte di Umberto.
E allora mi chiedo, al di là di qualsiasi retorica e qualsiasi sentimento, e con animo oramai sereno, se un anno fa festeggiavamo il compleanno di Umberto e ieri mattina ne veniva celebrata una Santa Messa in ricordo,
dov’è, se esiste,  il “Senso della vita” in questa storia?

Il dovere di ricordare.

Da oggi è attivo il sito dedicato ad Umberto, naturalmente aperto a tutti coloro che vogliono scrivere qualcosa sul nostro caro amico, qualsiasi cosa: un ricordo, un saluto, un messaggio di solidarietà ai familiari…

Il sito, che ha bisogno della collaborazione di TUTTI, è ovunqueproteggi.it, ed il nome non è certo casuale.
“Ovunque proteggi” è il titolo di una splendida canzone di Vinicio Capossela che Umberto amava moltissimo e che ha rappresentato, e rappresenta, la colonna sonora dei suoi momenti speciali.

Morte sull’A3, ANAS denunciata.

Riporto integralmente l’articolo comparso su “Il Mattino” di Napoli, nell’edizione del 26 ottobre 2008, a firma di Pietro Montone.

«Invoco giustizia per mio figlio». C’è dolore e rabbia nelle parole di Gerardo Pastore, papà di Umberto, il giovane trentaquattrenne deceduto dopo cinque mesi di coma causati da uno scontro frontale in autostrada con una mucca.

L’incredibile incidente stradale si verificò sulla Salerno-Reggio Calabria, direzione nord, tra San Mango e Pontecagnano, nei pressi di un autogrill, lo scorso 15 maggio. Umberto Pastore non poté fare nulla, la mucca spuntò all’improvviso centrando la sua auto. Il giovane dottore in Chimica, che lavorava ad Avellino presso l’Irpinia Agriconsult, finì in coma al Ruggi D’Aragona di Salerno. L’epilogo sfortunato pochi giorni fa con il decesso per arresto cardiocircolatorio al nosocomio di Sant’Angelo dei Lombardi. I familiari, la madre Emma Giaquinto, il fratello Paolo, la sorella Chiara, la fidanzata Maria Rosaria con cui avrebbe presto convolato a nozze e gli amici Giuseppe e Jose invocano «giustizia perchè non si può morire così, per una mucca sull’autostrada; una cosa allucinante in una società che si dice civile».

La famiglia Pastore ha sporto denuncia e si è affidata all’avvocato Francesco De Giovanni. Sarà il sindaco di Montoro Superiore a muovere le fila giudiziaria di questa storia. «Siamo straziati dal dolore per non avere più un figlio, un fratello, un amico, per questi 5 mesi di coma. Non c’è legge in questo Stato. Le autorità competenti fingono di non vedere e sapere che queste mucche sono dappertutto. Umberto è la dodicesima vittima di questa strage incredibile e vergognosa. Chiediamo alla magistratura di fare piena chiarezza e di colpire tutti i responsabili affinché non si ripeta mai più un fatto del genere».

Sulla mucca che ha ucciso Umberto c’è da dire, tra l’altro, che era senza targhetta di riconoscimento. Forse un animale destinato alla macellazione clandestina. «Si, la mucca era senza numero. Non solo, sul luogo dell’incidente, nei pressi dell’autogrill, i cancelli della recinzione erano aperti. Insomma, nessuna tutela. Solo ora, sembra, che si stia provvedendo a chiudere tutto. Noi chiediamo solo che sia fatta luce e che nessuno pianga più per una morte così assurda».

“Il meglio guerriero”.

“Vi siete persi ‘o meglio guerriero!”.
Io e Umberto avevamo accompagnato a casa, a tarda sera, una persona che aveva alzato un po’ il gomito. Era l’anno 1993. Quando questa persona scese dalla macchina, ci disse, ridacchiando e barcollando, questa frase per salutarci: “Vi siete persi ‘o meglio guerriero!”.

Io e Umberto ridemmo per più di mezz’ora. Rimanemmo così colpiti da quel “Vi siete persi ‘o meglio guerriero!” al punto da farlo diventare, con naturalezza, da allora in poi il nostro saluto serale.
Quando mi fermavo all’altezza di casa sua per farlo scendere dall’auto, puntualmente, ogni volta, mi guardava con il suo sorriso appena abbozzato, agitava l’indice della mano sinistra e, dopo avermi salutato “seriamente”, sanciva la fine della serata: “Vi siete persi ‘o meglio guerriero!”. Leggi tutto »